La scoperta

Nel 1738, per volere del re di Napoli Carlo di Borbone, si diede inizio alle prime esplorazioni sistematiche del sottosuolo ercolanese attraverso una rete di pozzi e cunicoli che permettevano di superare i circa 20m di interro vulcanico per raggiungere il piano dell’antica città. La durezza del fango vulcanico e la difficoltà di scavare gallerie sotterranee fecero abbandonare dopo pochi decenni l’impresa, Dopo limitati scavi a cielo aperto realizzati nel XIX secolo fu soltanto nel 1927 che si diede avvio ai nuovi scavi di Ercolano diretti da Amedeo Maiuri, grazie ai quali venne liberata, restaurata ed aperta al pubblico buona parte dell’area che oggi costituisce il parco archeologico.

La crisi

Negli anni ’80 del Novecento ci fu un nuovo momento di impulso per gli scavi di Ercolano che portò alla luce l’antico litorale giungendo così al rinvenimento degli scheletri dei fuggiaschi e di una barca. Una nuova campagna di scavi si è avuta negli anni ’90, con il parziale scavo di cui alcune case e di una porzione della Villa dei Papiri. Contestualmente a questi nuovi scavi fin dagli anni ’70 inizia per il sito di Ercolano un periodo di grave crisi dovuto al progressivo bloccarsi del sistema di periodiche manutenzioni e restauri creato da Amedeo Maiuri che comportò la chiusura di numerose case e di interi tratti di strada, mentre nella città si moltiplicavano i puntelli utilizzati per limitare il rischio di crolli.

Il futuro

Nel 2002 Ercolano e Pompei venivano indicati in una Conferenza Pisa-Euromed come “gli unici siti archeologici del mondo occidentale in uno stato di degrado così avanzato senza una guerra civile che potesse giustificarlo”. Dal 2001 ad Ercolano è in atto un importante programma di conservazione del sito archeologico, l’Herculaneum Conservation Project. Nel 2012 Ercolano viene indicato, nella lettera del Direttore Generale UNESCO Irina Bokova che faceva seguito alla sua visita di Settembre, come un modello positivo le cui “best practices sicuramente possono essere riproposte in altri grandi siti archeologici in tutto il mondo”. Una speciale annotazione riguardava “gli sforzi fatti in stretta collaborazione con le autorità locali e la comunità per la conservazione di lungo termine del sito”.
Questa collaborazione pubblico-privata è un’iniziativa del Packard Humanities Institute, operante in Italia attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali, e realizzata in stretta collaborazione con il MIBACT e altri partner, volto alla messa in sicurezza, al restauro e alla valorizzazione del sito.
Con la recente creazione del Parco Archeologico di Ercolano, istituto guidato da un Direttore e dotato di un’autonomia gestionale, si conta di poter proseguire nel delicato lavoro di messa in sicurezza dell’antica città con l’obiettivo di rendere sempre più fruibile per i visitatori questo straordinario patrimonio permettendo gradualmente anche l’apertura al pubblico della preziosa collezione di reperti, conservata nei depositi del Parco, che illustrano la vita quotidiana in una città romana nel I secolo d.C.